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giovedì 9 febbraio 2017

Un disastro chiamato amore - di Ragazza Arcobaleno






Titolo: Un disastro chiamato amore
Autore. Chiara Giacobelli
Prezzo: 14,90€
Pubblicazione: Luglio 2016
Editore. Leggereditore


TRAMA:

Vivienne è una giornalista francese e trentenne che 'scrive di gossip'. È buffa, imbranata e ha tutte le fobie che possono esistere; in piú, ha perso fiducia negli altri e soprattutto negli uomini. 
Un giorno riceve una telefonata dalla segretaria di Alex Lennyster, figlio della sua attrice preferita, sulla quale aveva da poco scritto un articolo. La telefonata le permette di dare una svolta alla sua vita professionale... E non solo. 
Viene invitata per tutta l'estate in Liguria, nella dimora dei Lennyster, per scrivere una biografia sulla mamma di Alex. Il primo ostacolo da affrontare è la paura dell'aereo: per questo le sarà di aiuto la sua amica Angy. 
Una volta arrivata nella dimora, oltre a subire il fascino di Alex, si ritroverà pian piano nelle vesti di Sherlock Holmes per risolvere i misteri legati ai Lennyster. 

PERCHE' LO CONSIGLIO: 

 'Un disastro chiamato amore' è scritto con uno stile semplice e scorrevole per cui si legge piacevolmente ed è adatto a tutti.

" 'Lei è veramente uno spasso'. Ecco, ci mancava solo essere presa in giro dal maggiordomo. 'Non metta il broncio, non lo dico con cattiveria. E' che proprio... non gliene riesce una, nemmeno se si impegna'.

È stato divertente leggere questa storia perché il personaggio di Vivienne è più che comico: a cominciare dall'episodio in cui chiede a due ragazzi di adottarla per il volo Parigi-Genova - vista la sua fobia per gli aerei -, fino alle visite nei vari Pronto Soccorso liguri. 
Ma per me è stata una lettura anche di conforto... E' stato bello sapere di non essere l'unica imbranata al mondo: più o meno sono ai suoi stessi livelli, in ogni campo della vita. Forse lei su qualcosa mi supera, ma in generale ci siamo:

"Non ti illudere, Marco, la vita è una coperta corta. Io ho una modica fortuna in questo genere di cose: mi riportano gli zaini, trovo sempre parcheggio, non prendo mai una multa. Però sono la peggiore delle sfigate quando si parla di faccende professionali, e ancora più sentimentali".

 Mi sono rivista nella scena con il medico del Pronto Soccorso, shockato per come avesse lei tutti gli effetti collaterali dei medicinali: stessa cosa successa a me a novembre, dopo avermi messo una decina di punti alla gamba (senza anestesia perchè sono allergica), per essermi fatta male mentre salivo sul bus: giusto per provare i parallelismi... 
Mi sono ritrovata anche nel suo passato sentimentale e non, per cui Vivienne è il mio personaggio preferito. Ma in questo romanzo in realtà sono tutti ben caratterizzati: dai familiari di Alex, ai colleghi e amici di Vivienne ed anche l'autista Marco, che diventa poi un caro amico e con cui Vivienne si ritrova ad investigare per scoprire i misteri della famiglia. Divertente anche il personaggio di Alex in alcuni momenti, soprattutto quando succede qualcosa a Vivenne e lui deve soccorrerla. Sempre il suo personaggio poi, è anche commovente in altri passi: per esempio quando racconta il suo passato.

Un discorso poi a parte sono alcuni personaggi secondari e particolari, che rappresentano altre chicche comiche e che fanno parte del talento di Vivienne di trovare persone appunto particolari e che lei definisce PIL, 'pazzi in libertà'.

"Sai, il bello di essere un tantino popolari è proprio questo: all'improvviso ti ritrovi la peggio gente che ti scrive di tutto e... non hai idea di che razza di incontri si facciano! In quella cartella conservo il meglio delle mail ridicole che ho ricevuto da quando faccio questo mestiere".

 Tra questi ce ne è uno in particolare che è più comico di tutti gli altri e che Vivienne incontra di persona perchè è a lui che ha chiesto di fare da guida per villa Marigola, in provincia di La Spezia (sono andata subito su Google per vedere se esiste davvero), dove si sono sposati i genitori di Alex e che quindi per lei è fondamentale da visitare, per poter scrivere il suo libro: 

" 'Gentile dottoressa Vuloir, sebbene io sia persona ormai di una certa età, ampiamente aureolata di canizie e di calvizie, e dunque assai poco adusa all'apprezzamento di biografie alternative di gusto anglosassone pervase di leggende, veleni e pugnali nascosti dietro la schiena... [...] Di questi tempi audaci e farneticanti bisogna starsene sempre in campana, per non finire irretiti nella tela dell'astuto ragno meteorologico [...] Orsù dunque, voliam leggiadri verso il nido del cuculo, eccelso uccello della famiglia Cuculidae'. Alex si porta una mano alla bocca per non fargli capire che se la sta facendo sotto dalle risate, mentre io tento di ignorarlo: se lo assecondo, è la fine".

 Sempre belle e dettagliate le descrizioni di tutti i luoghi, sia esterni che interni, francesi e liguri:

"Passiamo la mattinata a passeggiare nel grande parco di villa Lennyster. Alex riesce a descriverlo come se fosse un'opera d'arte, così scopro che - nonostante si tratti di diversi ettari - nulla è posizionato a caso: è infatti il frutto della fantasia di Elisabetta, che scelse ogni pianta o fiore sulla base di un significato, oltre all'accostamento delle tinte e alle esigenze di clima e caratteristiche naturali. Scopro allora che i fiordalisi sono l'emblema del suo amore per il figlio minore, che adesso sta camminando rilassato accanto a me, poichè il loro nome scientifico è Cyanus segetum e in greco kianos significa blu simile ai lapislazzuli, proprio come il colore degli occhi di Alex. Gli aranci, a cui è dedicato un intero giardino di forma quadrata insieme a limoni ed altri agrumi, sono invece di buon auspicio, oltre a ricordare romanticamente il matrimonio; mentre i giacinti, nella loro varietà rossa scelta da Elisabetta, indicano dolore".

Infine, ho apprezzato tanto anche i riferimenti a scrittori classici e - essendo della 'generazione Anni '80' - quelli legati alla realtà cinematografica della Commedia all'Italiana. 
Tutto ció fa sí che il romanzo non sia la solita banale storia d'amore ed è anche per questo che l'ho amato. 
Poi, in più, da abruzzese ho apprezzato il riferimento al nostro saltarello (ballo tradizionale).